

La tua pittura Adolfo è forte, commovente, infuocata, ispirata che mette a nudo la nostra storia, quella storia da te dipinta riportata in quella mostra personale del 2008, “Cagliari che scompare” in cui emerge una città segreta che vive rigenerandosi nelle tue pennellate.
La commozione che suscita e che ha suscitato, si rinnova ogni volta e ogni volta ancora è una accorata recitazione, così forte, così soave così struggente e così leggendaria. Quell’essere tuo Cagliaritano “Casteddaiu biviu in sa Marina e Spampaxi ha fattu de tui unu culu sfustu, unu cuccuru cottu a cui tottu è permittiu”. Nella tua lunga vita nell’arte, oltre quarant’anni di pittura, da Francesco Fantini, che fu il primo maestro a insegnarti l’arte dell’acquerello, a Aldo Riso e al grande sogno di Antonio Corriga.
Si va a ritroso nel tempo sino ai maestri dell’Accademia delle Belle Arti in Roma e poi nello spazio ampio del tempo, dall’adolescenza alla gioventù, dalla maturità dei periodi di guerra di pace, di benessere e povertà, al presente.
Nei tuoi dipinti entriamo con forza in avvenimenti sociali, culturali, politici che danno voce alla tua contemporaneità già annoverata nella storia. Nei tuoi dipinti rivive una città segreta, amata e scritta da viaggiatori come Gaston Vuiller: “Alla scoperta di isole dimenticate” che descrive Cagliari così: “una città d’oriente, un uccello gigantesco che pare spiccare il volo verso la Tunisia, immersa com’è nelle paludi che la circondano nel Golfo degli Angeli.
Viaggiatore come Herbert lawrence che paragonò Cagliari a un superbo monile d’ambra a rosetta, nudo nel cuore della vasta rientranza. Nella tua pittura Adolfo, c’è poesia, c’è cuore e amore dimostrato ampiamente in quella mostra del 16.12.2008 nella Chiesetta di S. Chiara in cui hai offerto un sentito omaggio alla tua città e alla Sardegna tutta, selezionando tra le opere eseguite negli ultimi vent’anni, trenta dipinti di grande formato e circa cento bozzetti in cui emerge prepotente l’amore per la tua terra e la incommensurabile passione per il “mestiere”.
Cagliari città vecchia, storica, quella dei vicoli, degli scorci che fermano e bloccano il respiro. Angoli di via del Fossario, via Canelles con i bambini seduti sui gradini delle case, in loro si nota quel punto ravvicinato in cui la figura dell’uomo da forza e forma alla pittura. Il terrapieno, il vecchio mercato e “is picciocus de crobi”.
Ecco la tua pittura, l’appartenenza a una terra che per troppo tempo è stata martoriata, una terra dalle radici profonde e antiche tradizioni che rivediamo in quei dipinti unici irripetibili e forti della “Settimana Santa e della Sagra di Sant’Efisio”, in cui il colore rosso e il nero si rafforzano e il giallo diventa oro e luce, un pittore, una pittura con grande voglia di rinascita. Le opere di Adolfo Floris hanno varcato mari e oceani, abbellito case importanti, Chiese e Musei.
Difficile che la sua pittura non contenga ornamentazioni o sensi allegorici, essa è luce, calore, inni e canti. E’poesia e se può sembrare retorica, mi piace ricordare tre parole ” Mi illumino d’immenso” e questo è il nostro pittore contemporaneo Adolfo Floris.
Rosaria Floris